IF research


scopi associativi


1 - CREARE DIBATTITO SULLA QUALITA' ARCHITETTONICA

come risorsa essenziale per lo sviluppo delle città, e creare un'occasione di confronto dedicata alla Pubblica Amministrazione che, come Committenza, ha il ruolo di garante della migliore offerta progettuale sullo spazio pubblico


2 - SENSIBILIZZARE LA COLLETTIVITA'

al valore dell'architettura come strumento in grado di trasformare i problemi quotidiani in opportunità di miglioramento. Coinvolgere altre figure professionali per sensibilizzare al ruolo dell'architetto come "sintetizzatore" degli elementi d'indagine che provengono da altri campi


3 - SVILUPPARE ATTIVITA' DI RICERCA

con ricadute operative in ambito architettonico

obiettivi del blog


1 - INFORMAZIONE

sulle attività svolte dall'associazione, gli appuntamenti, i momenti di incontro aperti agli associati in primo luogo e a tutti gli interessati


2 - CREAZIONE DI UNO SPAZIO APERTO DI DIBATTITO

sui temi dell'architettura, della città, dello spazio urbano

La Crisi, la Partecipazione e l’Architetto.

Viviamo indubbiamente un periodo cosiddetto di crisi.
Ma cosa significa la parola crisi?
Nell’accezione diffusa della lingua italiana, crisi è uno stato transitorio di particolare difficoltà o di turbamento, nella vita di un uomo o di una società.
In Cina l'ideogramma che rappresenta il concetto di "crisi" ne contiene due: quello del "Pericolo" e quello della "Opportunità".
In greco crisi, significa scelta.
In sintesi si potrebbe dire che si tratta di un momento di decisione che porta ad un cambiamento radicale nel bene o nel male.
La scelta se transitare verso il male del pericolo o verso il bene dell’opportunità dipende essenzialmente da noi.
Per poter scegliere dobbiamo però avere adeguata consapevolezza del pericolo ed è necessario un forte cambiamento del nostro modo di pensare e di agire, per poter avere concreto accesso alle nuove opportunità.
Dobbiamo mettere in moto processi che ci rendano consapevoli, coresponsabili, soggetti propositivi delle decisioni che ci rappresentano, in maniera tale che queste ci appartengano.
C’è buona parte delle prospettive per il nostro futuro in tutto questo.
In epoca di concorrenza aperta dei modelli globali, quelle comunità che riescono a mettere in gioco la possibilità di esprimere un valore sostenibile per se e per il proprio modello possono competere, le altre sono (saranno ) out.
L’attuale crisi è nata dalle contraddizioni del modello economico-finanziario ma è destinata ad interessare le contraddizioni dei modelli impliciti, ossia quello culturale, sociale e politico.
Uno dei grandi modelli che rischia di entrare in crisi è quello della democrazia rappresentativa e dei suoi strumenti.
Spesso tali strumenti sono tardivi, scollegati dalla realtà dei cittadini.
Anche gli strumenti tradizionali di gestione della città si dimostrano, nella migliore delle ipotesi, obsoleti, inadeguati alla efficace gestione del flusso dei cambiamenti.
Il pericolo vero è che, in mancanza di prospettive alternative concrete ed efficaci, possano entrare in gioco attori delle competizioni economiche, politiche e culturali che si fanno portatori di istanze fortemente reazionarie.
Ma quali possono essere le opportunità?
Il concetto di crisi mette in gioco il concetto di trasfomazione e quindi di continuità, ma di anche di innovazione.
In queste situazioni gli strumenti della creatività e della partecipazione possono essere mappe mentali di grande aiuto, perchè consentono di lavorare anche in chiave emotiva, integrando le risorse razionali.
Occorre pensare al territorio come espressione di un processo complesso in continua e rapida trasformazione.
Tutto questo all’architetto può sembrare difficile.
Spesso il progetto viene inteso e sentito come un’esperienza quasi solipsistica , come un’ansia personalissima di trovare dentro di se un segno, un senso.
In realtà tutto questo si completa quanto si distacca dal proprio sentire e diventa parte di un processo vasto.
E’ in quel momento che ci si accorge se tutto quello che era stato pensato aveva o non aveva senso.
Può essere un motivo di profonda consapevolezza, il prendere coscienza di questo processo vasto.
Dare un senso alla continuità di un processo significa lasciarsi partecipare, ancor prima che partecipare.
Significa lasciare un segno, un senso dentro un comune sentire.


Massimo Lastrucci

La città contemporanea

Ieri è stato molto carico di energia...sono stato poco ma si sentiva.
Riguardo alla città contemporanea di cui ci siamo trovati a discutere la scorsa settimana.
Molto si è detto e molto si dirà, ma appena finito di leggere il libro di Biondillo, Metropoli per principianti, mi è parso interessante un concetto, di cui lui scrive, ma che tra noi non esprimiamo mai. La capacità cioè che una metropoli contemporanea dovrebbe avere, è quella non di integrare ( parola che riporta immediatamente l'idea di una omologazione...che di solito vorrebbe andare nel senso che il più "forte" integra il più "debole"..e già questo è abberrante), ma di fare INTERAGIRE, creare interazione più che omologazione..E quello cha fa internet e non fa la scuola, così come è pensata ora. Nel senso che nell'interazione ci arricchiamo ma non perdiamo necessariamente la nostra identità, cosa che accade nell'integrazione. La differenza non è sottile. Specialmente nella città e nella società italiana.
Detto questo mi si è accesa una mini lampadina e ho ritrovato gli scritti di De Carlo per Domus ed alcuni scritti che di Spazio e Società. Mi abbeveravo come un assetato. Avevo completamente scordato molte cose...mi ricordo che le sapevo o erano presenti nel mio pensiero ma le stavo scordando. Insomma ho trovato un sacco di risposte. Alla prossima riunione mi armerò di fotocopie e vedrò di portare intanto gli scritti di Domus. Da li si potrebbe partire per discutere. A presto.

Guido

La città contemporanea ideale

Salve a tutti... ho tirato giù queste righe, in forma di brevi sentenze, sulla città contemporanea ideale (per me) e la sua definizione. Forse – ad una rilettura mattutina – non sono stato molto originale nè molto architettonico, ma come base può servire a rompere il ghiaccio per il dibattito e a valutare cosa pensiamo di questo tema. Aspetto commenti!

La città contemporanea

  • è multicentrica, sceglie la densità come modello di sviluppo e il riuso come strategia; rifiuta lo sprawl a favore della concentrazione; accetta la complessità come dato fondante della sua struttura;
  • sviluppa infrastrutture e trasporti pubblici veloci che connettono le sue parti, sia a livello urbano che extra-urbano (treni metropolitani, tramvie, scale mobili, funicolari); è ciclabile e pedonale;
  • scommette sul trasporto pubblico fra altre città (aeroporti, treni, treni AV) per limitare congestione sul territorio e quindi l’inquinamento;
  • è sostenibile; cerca di sfruttare le risorse del territorio (sole vento geotermia); recupera e riusa (reinventa spazi, riutilizza edifici) piuttosto che costruire ex-novo;
  • è interconnessa, è wireless, è la città della rete e delle informazioni, permette costantemente e a tutti l’accesso gratuito ai media;
  • è bella perchè necessaria; non segue un canone di bellezza preordinato ma è l’espressione della diversità dei cittadini che la vivono e delle istituzioni;
  • è meticcia, ibrida e non-omogenea (a livello sociale, economico, etnico, etc.), e per questo è sempre nuova, imprevedibile, stimolante, divertente; esprime mixitè sociale e funzionale, per cui è sempre attiva in ogni sua parte;
  • permette ai cittadini, a prescindere dalla provenienza e dalle disponibilità di vivere dignitosamente in tutte le sue parti; rifiuta la gentrificazione; promuove il social housing;
  • facilita e agevola l’incontro e lo scambio tra cittadini e le relazioni sociali; offre spazi pubblici di qualità, giardini e verde pubblico attrezzato; permette un uso contemporaneo di spazi e monumenti antichi;
  • promuove la cultura del contemporaneo mediante iniziative, eventi, musei; per questo attira la creatività e giovani risorse;
  • favorisce interventi pubblici e scelte partecipate rispetto a iniziative private o imposte dall’alto;

gelatine

Cari IF, mi chiedo in questi giorni se sia necessario prendere una posizione su quello che emerge dai giornali rispetto al sisma in Abruzzo, ai lavori per il G8 alla Maddalena ed in generale alle scorrerie del gruppo “sistema gelatinoso”. Le inchieste in questo settore non sono nuove, con cadenza ciclica appaiono sui media, intaccando a poco a poco, un sistema formato da gretti opportunisti. Le intercettazioni spero continueranno a portare alla luce le incrostazioni che tengono al palo questo paese. In realtà più che gelatinoso, questo sistema è più simile al tartaro dentale: si accumula con il tempo per l’incuria e la poca igiene. Ed è una cosa che ciclicamente si ripresenta se non si tiene in ordine e pulito l’apparato. Ma rimestare nella cronaca nero-marrone con striature rosa (è di questo che si tratta, e non di architettura) non è nella natura dell'associazione. Ovvio che queste notizie scuotono, chi attivamente si occupa di architettura ed edilizia. Anzi spesso il comportamento da "faccendiere" di alcuni colleghi ci fa capire quanto distante sia il mondo del "reale" da quello che invece siamo noi abituati a frequentare con i nostri piccoli lavori. Siamo però ormai abbastanza cresciuti per sapere che non sarà l'ultima volta che queste situazioni andranno in prima pagina. Possiamo quindi lamentarci e provare sdegno per quello che è accaduto e credo tuttora accada, ma penso che la nostra risposta risieda solamente nella qualità del nostro lavoro di associazione culturale, e nella convinzione che la nostra professione debba essere svolta solo in modo corretto.

Resistiamo alla tentazione di gridare la nostra intolleranza verso questo sistema: un grido dura poco e si scorda velocemente. Reagiamo invece nel solo modo che possiamo e sappiamo fare: costruendo qualcosa e lasciando delle tracce. L'associazione ha questa come finalità: la costruzione di una corretta percezione dell'architettura come “strumento in grado di trasformare i problemi quotidiani in opportunità di miglioramento”. Perciò mettiamo intanto nero su bianco il lavoro di luoghicomuni e concludiamo la prima parte di analisi dei risultati. Io penso sia questa la via da perseguire.

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sistemi gelatinosi

«Inquietante vicenda di malaffare»
Nell'ordinanza il gip fiorentino scrive: «Reati compiuti all'interno di un sistema definito gelatinoso dagli stessi protagonisti. Una storia di ordinaria corruzione»

La Maddalena
Una storia di ordinaria corruzione. Lo chiama così il gip Rosario Lupo, il sistema che «matura nell’ambito di un sistema non a caso definito gelatinoso non dagli investigatori, ma da alcuni degli stessi protagonisti di tale inquietante vicenda di malaffare». Il giudice fiorentino ha firmato l'ordinanza che ha portato all'arresto di Angelo Balducci, Fabio De Santis, Mauro Della Giovampaola e l’imprenditore Diego Anemone, a 60 perquisizioni e ad una quarantina di indagati nell'inchiesta sugli appalti corrotti da Firenze, Roma e Sardegna.


L'esperienza di luoghi comuni, conclusasi appena 3 settimane fa, mostra quanto sia importante rendere efficaci
le pratiche ordinarie. Si è ritenuto opportuno offrire agli eventi un iter più snello rispetto alle procedure normali, come se fossero un'emergenza. Questo perchè le procedure normali sono troppo lente per arrivare "puntuali" alla dead line, l'evento. Non si capisce però perchè gli eventi meritino una strada privilegiata mentre le città o cittadini non abbiano diritto ad avere pronta in tempo (soprattutto per non diventare insofferenti alle opere pubbliche) le opere utili alla loro quotidianità, che rendono una città più efficente e vivibile. A Firenze ne è un esempio il lavoro, finalmente concluso, per la prima linea della tramvia. O perchè il concorso per la piazzetta o il nuovo edificio del comune, debba aspettare anni perchè ci siano i soldi per pagare il progetto (sia per i progettisti, sia per appaltarlo).
Bene: la soluzione è rendere più efficenti le procedure normali, invece di ricorrere a quelle eccezionali, ovvero rendere reale ed efficace l'iter che abbiamo iniziato a raccontare attraverso "luoghi comuni", e che oggi, più che mai, rende cogente la necessità di mettere in pratica anche in Italia, gli esempi virtuosi raccontati.

LUOGHI COMUNI - report dell'evento

LUOGHI COMUNI_ IF RESEARCH E LA RICETTA PER LA QUALITA’


Come promuovere la qualità nel progetto pubblico? È con questa domanda che si aprono i lavori del convegno Luoghi Comuni, tenutosi a Firenze il 21-22 gennaio nella prestigiosa sede del Consiglio Regionale Toscano, palazzo Panciatichi, ed è con questa domanda che IF research, l'associazione culturale promotrice del convegno, si affaccia sulla scena culturale italiana, con l'ambizione di diventare presto un punto di riferimento per chiunque voglia confrontarsi con le istanze della architettura contemporanea e dei valori di cui si fa portatrice.

IF research nasce a Firenze nel 2009 per iniziativa di un gruppo di giovani architetti; lo scopo è creare un soggetto in grado di attivarsi con eventi e iniziative legate alla promozione di una cultura contemporanea del progetto e in grado di dialogare con le istituzioni e con chi opera sul territorio. Questa esigenza nasce naturalmente da una crisi: una profonda crisi culturale che assedia ormai da tempo una città sempre più legata al suo passato, all'approfondimento di aspetti che insistono sulla identità delle architetture storiche e sulla valorizzazione di filoni culturali anacronistici e consolidati, e che non dà spazio alle nuove generazioni e non coltiva gli interessi della ricerca orientata verso gli aspetti innovativi dei processi progettuali. Il retroterra culturale da cui nasce IF research si nutre degli stimoli di chi si è sempre posto contro questo paralizzante processo, come i corsi universitari di progettazione urbana tenuti da Alberto Breschi o i numerosi eventi promossi da Marco Brizzi, sempre caratterizzati da una tensione all’aggiornamento e alla contemporaneità.

Luoghi Comuni è il primo degli eventi promossi da IF research, che per l'occasione ha avuto il sostegno del Consiglio Regionale Toscano e il supporto organizzativo di Sociolab, e ha visto in due giornate di studi, la partecipazione di centinaia di persone provenienti sia dalla pubblica amministrazione che dal mondo della professione; tutti con grande entusiasmo si sono confrontati con la difficile domanda Come promuovere la qualità nel progetto pubblico? E hanno seguito con interesse sia le relazioni che nella prima giornata si sono tenute nell'auditorium di Palazzo Panciatichi e che – ognuno per le sue competenze- hanno provato a dare delle risposte costruttive, sia i lavori partecipati dell'Open Space Technology (O.S.T.), un metodo che permette ai partecipanti di confrontarsi per piccoli gruppi di lavoro in modo libero e creativo, che nella seconda giornata ha visto mettere a confronto davanti a tavoli di lavoro amministratori, personale degli uffici tecnici, consulenti e professionisti, tutti impegnati verso l’obiettivo finale di consegnare alla Regione Toscana alcune virtuose "linee guida", applicabili da subito.

Nel convegno, moderato da Richard Ingersoll, sono stati illustrati alcuni “processi virtuosi” scelti per dimostrare che è possibile, se ci si affida a buone procedure, realizzare progetti di qualità anche tra le mille difficoltà che caratterizzano il settore degli appalti pubblici in Italia.

Per primo ha parlato Angelo Bianchi, specialista in Italia e all’estero di Public Procurement (appalti pubblici di servizi, forniture e lavori) e consulente di imprese e pubbliche amministrazioni, ha lucidamente e impietosamente tracciato il quadro della distanza tra il “Project cycle management" della UE e quel "groviglio di complessa applicazione" che sono le norme italiane sui lavori pubblici e ad ogni lacuna oppone dieci risposte (dal manuale operativo unico per gare e contratti, alla eliminazione di alcune fase progettuali, all’aggiornamento obbligatorio dei responsabili dei procedimenti) "già in uso all’estero, e già alla portata di tutti i committenti pubblici".

Poi è stata la volta dell’ospite straniero, Tania Hertveld, direttore amministrativo del Vlaams Bouwmeester, l’organo per il coordinamento delle politiche per il territorio del governo delle Fiandre, che ha illustrato la procedura “Open Oproep” un metodo di selezione e di affidamento di incarico agile ed efficace che ha dato ottimi risultati nelle procedure realizzative degli ultimi anni. L’Open Oproep è uno dei cosiddetti esempi virtuosi che IF research porta alla attenzione di tutti gli operatori, esempio che illustra come una agenzia governativa possa guidare efficacemente le procedure concorsuali locali e garantire sulla bontà del loro svolgimento.

Di seguito Francesco Ghio, ex coordinatore tecnico scientifico per il programma concorsi del Comune di Roma, ha illustrato i numerosi esempi concorsuali (tra i quali spicca l’esperienza meno e più) che negli ultimi hanno portato a una grande stagione progettuale e realizzativa in una realtà urbana – quella di Roma – che per portata ed estensione è confrontabile con la dimensione territoriale.

Infine Gabriele Ferranti, Dirigente della regione Umbria, ha illustrato l’ipotesi di nuova governance del territorio tracciata dalla legge regionale e improntato alla ricerca della qualità (attraverso, fra l’altro, la perequazione dei diritti edificatori a fronte di uguali situazioni di diritto e di fatto, contro "la paralisi" causata dai lotti monofunzionali, e l’uso sistematico del concorso). Dopo l'esperienza della regione Puglia e la bocciatura da parte del Consiglio di Stato di una analoga impresa legislativa, l'Umbria ci prova a sua volta e porta alla attenzione di tutti l'esempio di una Regione che intende prendere in mano la situazione per non continuare a delegare le scelte sul consumo di territorio a chi non detiene gli strumenti per farle.

facebook group

http://www.facebook.com/group.php?gid=176039999816

link agenzia stampa Consiglio Regione Toscana

http://www.consiglio.regione.toscana.it/agenzia-stampa/Comunicati-stampa/comunicato/testo_comunicato.asp?id=13550

intervista

http://www.undermagazine.org/?p=732

luoghi comuni - 21/22 gennaio 2010


Articolo su "l'Unità" del 6 Gennaio 2010


Articoli 22 Dicembre 2009 - Presentazione If ReseArch




Presentazione IF research


LUOGHI COMUNI

luoghicomuni

come promuovere la qualità nel progetto pubblico?

21-22 gennaio 2010

Palazzo Panciatichi

via Cavour 4, Firenze



premessa al progetto

All’origine della riflessione in atto sta la continua verifica che la qualità degli spazi e degli edifici pubblici delle nostre città non segue il passo delle esigenze del nostro tempo, schiacciata da una parte dal peso della storia e dell’arte del “bel paese”, dall’altro da questioni di ambito amministrativo, riferite alla mancanza di ottimizzazione dei processi di trasformazione del territorio e delle città.

La somma di questi fattori restituisce un nuovo paesaggio inadeguato alle qualità della vita contemporanea, soprattutto se confrontato con esperienze di altri paesi europei, che evolvono e aggiornano rapidamente i propri ambiti urbani grazie a strumenti di gestione del territorio più snelli ed efficaci.

A livello nazionale si verifica che lo strumento principe di garanzia della qualità di tali trasformazioni, il concorso di progettazione, viene molto spesso disatteso privilegiando altre formule, meno plurali, di affidamento d’incarico. D’altronde le iniziative legate alla riqualificazione, alla trasformazione o alla costruzione dello spazio e delle infrastrutture pubbliche, quando intraprese attraverso gare e concorsi, vengono troppo spesso deluse nella realizzazione a causa della la lentezza delle procedure, della dispersione delle risorse necessarie, della eccessiva burocratizzazione del processo edilizio in genere.

La Pubblica Amministrazione deve - come Committenza - rafforzare il suo ruolo di garante della migliore offerta progettuale sullo spazio pubblico promuovendo lo strumento del concorso di progettazione e portando così il nostro Paese ad allinearsi agli standard qualitativi europei.

Attraverso procedure efficaci basate sulla valutazione del merito e della qualità dei progetti, sulla trasparenza negli affidamenti, sulla semplificazione burocratica delle procedure si può limitare il fallimento delle iniziative pubbliche in modo da assicurare il buon esito - la costruzione - dei processi avviati.

Anche nella nostra Regione sono stati recentemente applicati esempi virtuosi di tali processi che hanno premiato progettisti meritevoli, autori di progetti di qualità realizzati in tempi contenuti: svolgere una riflessione su questi esempi, avviare un dibattito costruttivo tra gli operatori, coinvolgere la cittadinanza sui temi della trasformazione urbana sono attività che possono stimolare ulteriormente tali processi virtuosi rendendoli procedure operative per le future trasformazioni delle nostre città.


obiettivi e temi del convegno

Il convegno ha lo scopo di promuovere la progettazione e la realizzazione di spazi pubblici di qualità, identificando ed affrontando gli ostacoli ai processi virtuosi già in atto e proponendo nuovi modelli di gestione dell'iter progettuale e realizzativo.

Esistono recenti applicazioni di esempi virtuosi di tali processi che hanno premiato progettisti meritevoli autori di progetti di qualità realizzati in tempi e con costi contenuti: svolgere una riflessione su questi esempi, avviare un dibattito costruttivo tra gli operatori, coinvolgere la cittadinanza sui temi della trasformazione urbana sono attività che possono attivare ulteriormente tali processi virtuosi rendendoli procedure operative adeguate alle future trasformazioni delle nostre città.

Verranno affrontate le problematiche ricorrenti nella ideazione e nella gestione di un opera pubblica e saranno presentati modelli di procedimenti-tipo.

Il risultato sarà un documento che, attraverso la raccolta delle esperienze discusse, stabilisca le lineeguida per le procedure utili alla realizzazione di opere che puntino in primo luogo al raggiungimento di qualità architettonica.

Il convegno si svolgerà in due giornate attraverso una conferenza e un workshop.

I° giornata: conferenza sulle procedure virtuose europee ed italiane

La conferenza metterà a confronto esempi “virtuosi” di promozione della cultura del progetto in ambito europeo ed italiano coordinati dal prof. Richard Ingersoll.

II° giornata: O.S.T. Giornata di Open Space Technology

Il Consiglio regionale della Toscana, IF Research e Sociolab invitano amministratori, tecnici e professionisti a discutere in modo nuovo, creativo e propositivo sul tema della qualità della progettazione dei luoghi pubblici. Il confronto avverrà secondo il modello dell’Open Space Technology, un metodo che permette ai partecipanti di confrontarsi per piccoli gruppi di lavoro in modo libero e creativo. L’agenda della giornata viene stabilita dagli stessi partecipanti che saranno invitati a proporre temi, problemi e questioni che giudicano rilevanti per rispondere alla domanda “Come promuovere la qualità nel progetto pubblico?”. Per favorire lo scambio dei diversi punti di vista e l’innovatività delle proposte, ai gruppi di lavoro parteciperanno figure di spicco del panorama architettonico italiano ed europeo. Al termine della giornata sarà consegnato a tutti i partecipanti un rapporto istantaneo di quanto emerso dai tavoli di discussione.


esiti

Le esperienze e le proposte del convegno saranno raccolte ed elaborate nel periodo immediatamente successivo in un documento che indicherà linee guida procedurali facilmente applicabili dalle pubbliche amministrazioni della Regione Toscana e modalità di coordinamento dei vari attori che partecipano alla realizzazione di un’opera pubblica.

Pedonalizzazione di Piazza Duomo a Firenze

La pedonalizzazione di piazza Duomo viene salutata come un evento, come una importante operazione di riqualificazione della città. E' vero, lo è. IF si occupa della promozione di una cultura della qualità negli spazi pubblici e non può non salutare con entusiasmo questa meritevole iniziativa. Passare ora per la piazza significa vivere una esperienza urbana di accresciuto valore e restituire a quello spazio la sua naturale e più vera cornice. Lo spazio ringrazia, e i turisti pure. Punto.

A capo: e i residenti? E i giri tortuosi che siamo adesso costretti a fare in autobus? E la spesa a casa come la porto? Ma fino a pochi mesi fa non ci doveva passare anche la tramvia? E adesso neanche gli autobus? Ci fu pure il referendum......

In realtà è solo il tassello di un puzzle molto più grande, la presa di coscienza di uno stato di fatto, di una condizione di vita reale della città. La domanda è: chi sono i veri residenti oggi nei centri storici? La vita dei cosiddetti residenti è già altrove, da tempo. In questi giorni se ne è andato da Venezia il sessantamillesimo residente e la fuga continua dalla città ha fatto notizia; ma in una città che accoglie 18 milioni di turisti l'anno credete che la cosa faccia differenza? La città non è dei residenti ma di chi la vive, così come un figlio non è di chi lo genera ma di chi lo cresce. I residenti non vogliono vivere più il centro di Firenze perché le sue caratteristiche non si confanno allo stile di vita della famiglia che usa molto la macchina, fa la spesa al supermercato, perché a chi ha un appartamento conviene affittarlo magari in nero ai turisti o agli studenti piuttosto che viverci, perché a Firenze la bellezza ha il suo prezzo in termini economici e di scomodità , un prezzo che i turisti sono in grado di pagare perché il loro stile di vita è diverso, perché loro non devono andare al lavoro o accompagnare i figli allo sport, né fare la spesa per la settimana, anzi la vicinanza a quei monumenti che stanno nel centro storico e che loro sono venuti apposta per visitare li agevola. Perché i centri storici sono luoghi anacronistici, fatti di elementi che oggi non hanno più senso: Nardella oggi si preoccupa di come utilizzare i cinema in disuso, forse il suo successore avrà un problema molto più grande e si dovrà preoccupare di come riutilizzare le tante chiese, dove nessuno va più (a parte appunto i turisti).

In un saggio di qualche anno fa Ingersoll paragonava gli effetti di turismo e terrorismo; è questo confronto applicabile anche al caso fiorentino? Demonizzare il turismo oggi a Firenze è solo il gesto ipocrita di chi ha fatto di tutto perché questo accadesse, per poter ingrassare alle spalle di quel “tesoretto” che si è rivelato il centro storico invece che affaticarsi in professioni produttive; e ora è giusto e doveroso rendere omaggi e favori ai protagonisti del “turismo insostenibile”, quello che alza i prezzi e abbassa la qualità, ai nuovi residenti temporanei che vanno ogni giorno a sostituire quelli stabili; omaggi che guarda caso hanno anche un effetto collaterale, a noi poveri “cultori della materia architettonica” assolutamente gradito: permettono ad uno degli spazi urbani più belli del mondo di recuperare la propria identità.

sullo spopolamento dei centri storici...

Caccia al Dna dei veneziani doc "Codice genetico in pericolo, salviamolo"

Caccia al Dna dei veneziani doc "Codice genetico in pericolo, salviamolo"
VENEZIA - Come gli indiani di una riserva. Specie in via di estinzione, gli ultimi veneziani rimasti saranno schedati e studiati dai ricercatori di un'università americana, che sabato, aggirandosi per calli e campielli armati di tamponi e contenitori sterilizzati, preleveranno il loro dna. Il prelievo sarà volontario.
Ma potranno sottoporsi solamente i maschi, di qualunque età, a condizione che siano davvero veneziani doc, e abbiano i genitori e i nonni veneziani. Questo per assicurare la genuinità storica del campione genetico. La "ricerca sulle origini dei veneziani", varata dalla National Geographic Society, e condotta dagli studiosi del Worcester Polytechnic Institute del Massachusetts, sarà uno dei momenti del "Funerale di Venezia" organizzato dal "movimento libero e apartitico" Venessia.com, ideato dal commerciante Stefano Soffiato, per "sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema dello spopolamento della città" scesa sotto i 60mila abitanti, ritenuta "la soglia minima vitale". Oggi nel centro storico ne sono rimasti 59.992.
Dalla stazione partirà un corteo di barche a remi preceduto dalla "balotìna Katia Ricciarelli" della Remiera Castèo con a bordo una bara rosa, "simbolo della città deceduta", e centinaia di "messaggi di cordoglio" appuntati sui cuscini bordati di viola e di nero. Il corteo si fermerà davanti al municipio dove terranno l'"orazione funebre" il poeta Gilberto Gasparini e l'attore Cesare Colonnese.
Quindi, prima del banchetto funebre a base di "spritz e cichéti", due iniziative: una raccolta di firme per trovare nuovi abitanti, "AAA aspiranti veneziani cercasi", e la ricerca del dna dei veneziani rimasti attraverso "prelievi non invasivi di campioni di saliva". Sarà la ricercatrice americana, ma di chiare origini italiane, Deborah Affezzoli, a guidare sei colleghi dell'università americana nella caccia al serenissimo dna. Ad ogni veneziano verrà consegnato un tampone a forma di spazzolino da denti, con la punta simile a quella di un cotton fioc. Dovrà metterselo in bocca appoggiandolo sulla parte interna della guancia (una a scelta), dove dovrà tenerlo per un quarto d'ora. Poi lo consegnerà ai ricercatori che lo deporranno in un contenitore sterile. Quindi i campioni verranno portati presso il centro di evoluzionistica dell'università "Pompeu Fabra" di Barcellona. I ricercatori resteranno a Venezia sino a metà dicembre per raccogliere 5mila campioni al fine di ottenerne almeno 300 di "validi" da un punto di vista scientifico.
Gli studiosi spiegano che la ricerca si prefigge di raccogliere campioni genetici su oltre 100mila individui in tutto il mondo, allo scopo di "chiarire le origini delle popolazioni dell'Europa centro-occidentale". In Italia, la ricerca si concentra sul patrimonio genetico dei veneziani e dei veneti. "I dati raccolti - dicono - serviranno a confermare o smentire diverse teorie sulle origini geografiche dei veneti, sulla loro diffusione nel continente europeo e soprattutto sul loro insediamento nelle lagune dove oggi sorge Venezia". Il sindaco Massimo Cacciari bolla il "funerale" come "una stupidaggine". Nemmeno Arrigo Cipriani è d'accordo: "Farei piuttosto una festa di speranza". Il patron dell'Harry's bar non farà neanche il test del dna: "Non mi pare una cosa seria, è una trovata goliardica. E poi io non sono neanche nato a Venezia. Tutta la mia famiglia è di Verona".